lunedì 3 dicembre 2018

Infanzia: Artemisia, il maltrattamento di Stato rende invisibili i minori 


In questo 20 Novembre 2018, Giornata Internazionale che celebra i Diritti delle bambine e dei bambini, vogliamo provare a riflettere sul lavoro che svolgiamo da 25 anni accanto a donne, bambine e bambini, ragazze e ragazzi vittime di violenza intrafamiliare e ad adulti vittime di violenze durante l’infanzia o l’adolescenza. Vogliamo riconoscere come troppo spesso questo lavoro prenda la forma di uno slalom tra le follie istituzionali e ingiustizie compulsive che costituiscono forme di vero maltrattamento istituzionale quando lo Stato, che interviene (o tarda a intervenire) a proteggere, finisce per danneggiare ancora una volta. Come il persecutore fa con la sua vittima, l’Istituzione nel maltrattamento Istituzionale conferma la sensazione delle vittime, in particolare i minorenni, di essere trasparenti e invisibili.

Le scorse settimane ci hanno visto in piazza insieme alle tante donne e ai tanti uomini che ritengono il Ddl Pillon, documento indegno di un paese civile e gravemente lesivo dei diritti di donne, bambini e uomini perbene. Le norme proposte violano la Convenzione sui Diritti del Fanciullo ratificata dal nostro paese sin dal 1991 perché negano di fatto il diritto di ogni bambino a essere protetto da ogni forma di violenza, allorché, ad esempio, il Ddl modifica il significato del reato di maltrattamenti familiari rendendo quasi impossibile dimostrare la natura continuativa dello stesso e impone indiscriminatamente la mediazione a tutte le coppie in separazione senza tenere conto dell’inappropriatezza dello strumento nelle situazioni caratterizzate da violenza domestica, come sancito peraltro dalla convenzione di Istanbul, anche questa ratificata dall’Italia. Un Ddl che annienta il diritto del bambino ad essere ascoltato quando fa riferimento a quelle situazioni in cui il figlio manifesta il rifiuto di vedere un genitore, le legge in automatico come il frutto di una manipolazione da parte dell’altro genitore per il quale prevede sanzioni senza appello, “pur in assenza di evidenti condotte”. E nel farci parte delle celebrazioni per la giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, vogliamo ricordare i tanti bambini uccisi con le loro madri o orfani di femminicidio. Ogni omicidio testimonia la debolezza della rete formale di aiuto, lo scarso sostegno che le donne ricevono nel loro ambiente di vita e anche da parte dei servizi, l’incapacità a rilevare tempestivamente i segnali della violenza domestica nei comportamenti dei bambini, e a intervenire correttamente per proteggere.



Vogliamo ricordare le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi vittime di violenza sessuale, che ancora oggi devono attraversare le forche caudine di procedure e procedimenti ben poco adatti a loro e nei quali sono esposti ad ascolti ripetuti, alla lunghezza dei procedimenti e alla difficoltà di poter avere accesso a cure psicologiche per provare ad avviare la rielaborazione del trauma. Il nostro impegno ci porta da sempre anche ad affiancare adulti sopravvissuti a gravi e prolungate violenze durante l’infanzia e l’adolescenza: un lavoro importante che ci aiuta a vedere gli esiti a lungo termine dei traumi infantili e a migliorare gli interventi diretti con i bambini/e.



Vogliamo oggi ricordare l’incontro con quei bambini e quelle bambine, oggi adulti, collocati e abbandonati dentro la setta Forteto proprio da quelle Istituzioni che erano intervenute a proteggerli. Questo incontro ci ha consentito di essere testimoni privilegiate di incredibili forme di resilienza individuale e ci richiama con forza tutti a riconoscere le molte e diverse responsabilità. Al suo interno il sistema della setta ha prodotto un’ampia e complessa gamma di ruoli per gli adulti che ne furono coinvolti: molti di coloro che contribuirono a costruire quel sistema, ne fecero parte e vi collusero attivamente, oggi hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a riconoscere il loro errore, le loro responsabilità e a prendere le distanze; altri invece ancora oggi non hanno preso le distanze dalle dinamiche coercitive e di manipolazione, oltre che di maltrattamenti e abusi, che hanno caratterizzato la setta fin dal suo inizio. All’esterno, come abbiamo detto e scritto tante volte, la vicenda de Il Forteto si costruisce su un cumulo di complicità, connivenze e menzogne, che in parte persistono anche oggi, e sulle quali il sistema delle Istituzioni e dei Servizi dovrebbe ancora interrogarsi, per assumersi adeguatamente le proprie responsabilità. Rimangono poi i silenti, quei tanti soggetti che furono attivamente complici, ma sono rimasti nell’ombra e, in assenza di elaborazione consapevole, potrebbero essere ad alto rischio di commettere ancora maltrattamento istituzionale e compiere i medesimi errori professionali e umani con i bambini con i quali ancora oggi lavorano.

lunedì 15 ottobre 2018

#FermatePillon: perchè le avvocate del CAV dicono NO!



Le avvocate del Centro Antiviolenza Donne Insieme Valdelsa esprimono profonda preoccupazione per il progetto di riforma del diritto di famiglia, che ove approvato impedirebbe una tutela effettiva per le donne e i minori vittime di violenza nei procedimenti civili di separazione, divorzio e affidamento della prole e vanificherebbe gli sforzi fino ad oggi da noi posti in essere per contrastare la piaga sociale della violenza domestica sul nostro territorio.

Cosa prevede il DDL Pillon, un disegno di Legge in nome della 'bigenitorialità' 


1.Mediazione civile obbligatoria a pagamento. Se i figli sono minorenni obbligatorietà anche nei casi di separazione consensuale.

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' è incostituzionale ai sensi dell'art. 117 Costituzione perchè in palese contrasto con l' art. 48 della Convenzione di Istanbul, (già Legge dello Stato italiano con Legge di Conversione n. del 27 giugno 2013) che vieta la mediazione nei casi di violenza domestica.

2. Imposizione di tempi paritari. I figli devono trascorrere tempi paritari con i genitori, dividendosi a metà e facendo avanti e indietro fra due case.

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' è incostituzionale ai sensi dell'art. 117 Costituzione perchè in palese contrasto con la convenzione di New York sui diritti del fanciullo (già Legge dello Stato italiano con Legge di Conversione n.176 del 27 maggio 1991) che pone al centro della contesa tra adulti l’interesse e il benessere del minore.

3.Mantenimento diretto

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' ignora il persistente squilibrio di potere e di accesso alle risorse dando per scontate disponibilità economiche molto spesso impossibili da garantire per le donne in un paese con elevatissimi tassi di disoccupazione femminile, dove è ancora presente il gap salariale, che continua ad espellere dal mercato del lavoro le madri, ne penalizza la carriera e garantisce sempre meno servizi in grado di conciliare le scelte genitoriali con quelle professionali, mentre scarica i crescenti tagli al welfare sulle donne schiacciate dai compiti di cura.

4. Nessuna tutela contro la violenza domestica. Il rifiuto di un/una figlio/a di voler vedere uno dei due genitori (solitamente il padre) viene considerato effetto di "alienazione parentale" posta in essere da parte dell'altro genitore(di solito la madre) che può essere punito per questo.

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' rischia di nuocere alle donne vittime di violenza che hanno l'intento di proteggere i figli dal padre maltrattante e abusante. Disincentiva l'emersione della violenza domestica

5.Chi resta nella casa familiare paga un affitto all'altro coniuge 

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' penalizza il coniuge che non dispone di entrate economiche adeguate, di solito la moglie.

6.Non è più reato sottrarsi agli obblighi economici verso i figli 

NOI AVVOCATE DICIAMO NO PERCHE' non tutela il minore e i suoi bisogni materiali, incentivando condotte contrarie al suo interesse.

mercoledì 4 luglio 2018

Piccole cose di valore non quantificabile 


Ha ormai qualche anno questo cortometraggio scritto e diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero, e negli anni ha raccontato a moltissime persone la violenza e le conseguenze intangibili sull'anima delle vittime. Ve lo riproponiamo per riflettere nuovamente insieme, per parlarne senza paura, per entrare in punta di piedi negli angoli bui di chi è imprigionata nel circolo della violenza. Ma soprattutto per ricordarvi che così come un brigadiere una notte ha sottratto al silenzio il dolore interminabile di una donna, noi ci siamo per uscire insieme dalla violenza ogni giorno.


 "Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l'insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni..."  


mercoledì 20 giugno 2018

TOH! AL G7 HANNO PARLATO ANCHE DI DONNE, NON SOLO DI DAZI. QUALCUNO LO SAPEVA? 

di Giovanna Badalassi (www.ladynomics.it

Dunque. Me ne stavo gironzolando per il web quando sono inciampata nel sito del G7 del Canada. Sì, proprio quel G7 dove hanno litigato sui dazi, ben rappresentato dalla foto con la Merkel con le mani sul tavolo, Trump seduto e gli altri intorno con sguardo truce. Non è andata benissimo, come hanno detto tutti i giornali, ma ci sta, è un periodo di grandi cambiamenti e di riequilibri mondiali, non siamo sorprese. Quello che invece ci ha colte alla sprovvista è che al G7 non si è parlato solo di dazi e di massimi sistemi economici ma anche di donne (!), addirittura nel panel di apertura alla presenza di tutti i leader del G7. Sarebbe stato forse il caso di parlarne anche nei giornali? Pare di no.
By Mutxamel - Own work, Public Domain, commons.wikimedia.org


Sui giornali nazionali questa notizia non è passata, o almeno io non me ne sono proprio accorta. C’è stato giusto un tenue riferimento della Repubblica per sottolineare lo sgarbo di Trump che è arrivato in ritardo all’incontro “sulle donne”. Altra storia il New York Times, che ha aperto su questa notizia la prima pagina dell’edizione domenicale, o il Guardian, ad esempio Proviamo allora a recuperare noi qui in extremis. La cosa pare sia andata così. Justin Trudeau, il premier del Canada attentissimo alle diversità di ogni tipo (basta guardare a come è composto il suo Governo), è un femminista dichiarato senza vergogna. Uno che, sulla scia di Obama va in giro al World Economic Forum e in molti altri consessi nazionali e internazionali a dire che gli uomini devono essere femministi.

Trudeau, per rimanere sul tema e quasi fiutando il sorpasso in curva dello sconvolgente governo spagnolo con 11 ministre donne e 6 uomini, ha pensato bene di nominare per il G7 un Gender Equality Advisory Council con il compito “di trattare le questioni in agenda in modo trasversale, assicurando una costante tutela del principio di uguaglianza gender e di empowerment delle donne durante tutte le attività e gli incontri tra i leader e tra i ministri partecipanti”. Il Consiglio ha avuto il compito di proporre azioni concrete per promuovere l’emancipazione femminile e si è avvalso della membership di donne che, da sempre, lavorano per eguali diritti civili, sociali e professionali.

E’ composto da 21 donne che hanno un CV di massimo rispetto a livello mondiale, tra le più conosciute, ad esempio, Christine LaGarde del FMI, Malala, Melinda Gates (che ne è la presidente assieme all’ambasciatrice del Canada, Isabelle Hudn ), Winnie Byanyima, di Oxfam International e, udite udite, pure la nostra Emma Bonino. Il lavoro del Consiglio, del quale si è discusso durante il G7, è stato raccolto in un report con tutte le raccomandazioni (trovate qui la pubblicazione) che meritano una lettura. Ora, ok. Mi direte che è un report barboso e che alla fine si parla dei massimi sistemi. Effettivamente sono livelli così alti che si fa fatica a comprenderne l’impatto sulle nostre vite.

Ma abbiate fede. La ricaduta di questi documenti la vedremo tra qualche anno, quando ci saremo già scordate che il cambiamento è partito anche da qui, e, tra l'altro, promette di continuare: Macron, che non vuole essere da meno di Trudeau, ha infatti già detto che il Gender Equality Advisory Council proseguirà i suoi lavori anche al prossimo G7 di Biarritz sotto la presidenza francese. Nell’immediato bisogna, intanto, cogliere questo evento nella pienezza del suo valore simbolico. Il G7 è il punto di massima esposizione delle potenze mondiali, l’apoteosi del capitalismo, la celebrazione delle economie occidentali e dei loro rapporti di forza. Inaugurare i lavori con un panel dedicato alla Gender Equality è già di per sé stesso un risultato enorme.

E’ come se Confindustria o la Banca d’Italia aprissero le loro convention annuali parlando di donne e di parità di genere. Non so se mi spiego. E’ insomma una bella cosa, che ci fa capire come a livello mondiale l’”agenda” delle donne e la parità di genere si stiano imponendo come leva di crescita e di sviluppo in tutte le economie più avanzate. E non vorrei svilire la questione usando un termine social troppo inflazionato, ma il tema della Gender Equality sta diventando un “trend topic”.

Da Metoo partito dagli USA al governo spagnolo fino a questo evento del G7 sono sempre più numerosi i segnali di una cultura progressista che a livello mondiale sta trovando nelle donne e nella parità di genere la sua chiave di rigenerazione, di rinnovamento e perché no, anche di rappresentanza. Una tendenza, questa, di un nuovo femminismo 4.0 favorevole all’apertura, alla diversità e alla crescita del gender empowerment, che si pone in aperta opposizione e totale contrasto all’altra forza mondiale, anch'essa "trend topic", quella conservatrice, populista e protezionista e, consentitemelo, maschilista, ben rappresentata dall’amministrazione Trump, da Brexit e, tanto per non farci mancare nulla, dal nostro nuovo governo.

Certo, come sappiamo la strada è ben lunga, ci vogliono ancora 100 anni per la parità a livello mondiale, come dice il Global Gender Gap Report 2017, ma avvenimenti come questo fanno ben sperare. E l’Italia? Raggiungerà la parità tra 118 anni, dice sempre il Global Gender Gap Report. Sarà forse il caso di cominciare anche noi a seguire timidamente e senza troppa fretta la direzione della storia che stanno prendendo gli altri paesi occidentali? Magari parlarne un po’ di più, almeno? Eh?

giovedì 10 maggio 2018


8 cose che potete fare con il vostro 5x1000



  1. Con il vostro 5x1000 potete sostenere Donne Insieme Valdelsa nell'aiutare le donne che hanno deciso di uscire dal circolo della violenza 
  2. Con il vostro 5x1000 potete offrirgli supporto psicologico
  3. Con il vostro 5x1000 potete offrirgli consulenza legale
  4. Con il vostro 5x1000 potete tenere aperti 5 sportelli di accoglienza e ascolto a Colle val d'Elsa, Poggibonsi, San Gimignano, Casole d'Elsa e Radicondoli
  5. Con il vostro 5x1000 potete offrire una Casa Rifugio alle donne e ai figli in fuga dalla violenza
  6. Con il vostro 5x1000 potete spiegare ad amiche, sorelle, madri, figlie che minacce, percosse e controllo non sono amore
  7. Con il vostro 5x1000 potete formare nuove volontarie pronte ad accogliere e sostenere il difficile percorso delle donne
  8. Con il vostro 5x1000 contribuite al cambiamento di una cultura che mortifica amiche, sorelle, madri, figlie e ne minaccia vita e dignità
Le donne hanno deciso di uscire dalla violenza: con il vostro 5x1000 le aiutate a farlo.

Uscire dalla violenza si può. Noi ci siamo per farlo insieme.


martedì 20 marzo 2018

Venerdì 23 marzo 2018


 “Il cuore nella rete: cyberbullismo, revenge porn e nuove forme di violenza” 

ore 16:00 presso Accabì- Hospital Burresi (Sala Conferenze 3°piano, via Carducci, 1 – Poggibonsi)

La violenza sulle donne nel web e attraverso il web è un fenomeno noto, soprattutto in seguito ad alcune tragiche vicende di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, ma sul quale c’è ancora pochissima informazione. Le donne vittime di violenza consumata attraverso la rete sono tantissime, eppure la conoscenza su come sia possibile riconoscere, prevenire e tutelarsi da queste nuove forme di violenza è ancora poco diffusa sia tra il grande pubblico, che tra gli addetti ai lavori. 

Ne vogliamo parlare con Eretica, blogger di Abbatto i muri e de Il Fatto Quotidiano che da anni studia il fenomeno e raccoglie sul sito abbattoimuri.wordpress.com le testimonianze delle vittime e con l’Avvocata Monica Fara, collaboratrice del Centro AntiViolenza per cercare di capire insieme come sia possibile difendersi e, soprattutto, prevenire e contrastare queste nuove forme di violenza. L’incontro, patrocinato dal Comune di Poggibonsi, sarà anche l’occasione per presentare l’apertura di un nuovo punto di ascolto del Centro AntiViolenza presso i locali dell’Accabì- Hospital Burresi

Vi aspettiamo numerose/i!

giovedì 1 marzo 2018

Nasce il Forum Disuguaglianze Diversità

Il Forum è uno spazio di incontro e confronto per disegnare un diverso quadro politico con l'obiettivo di ridurre le diseguaglianze e valorizzare le diversità

di Zenab Ataalla (da www.noidonne.org)

 


Nato da un'idea della Fondazione Basso coinvolgendo successivamente altre sette organizzazioni (ActionAid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Cooperativa Dedalus, Fondazione di Comunità di Messina, Legambiente, Uisp) e di 32 ricercatori ed accademici impegnati nello studio delle disuguaglianze ed il loro effetto negativo sullo sviluppo nazionale, il Forum Disuguaglianze Diversità - presentato a Roma il 16 febbraio 2018 - intende "disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona, vuole costruire consenso e impegno su di esse puntando sull'alleanza tra cittadini organizzati e ricerca, ragioni e sentimenti presenti in una moltiotudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell'avanzamento verso una società più giusta". 



“Di fronte alla crescita smisurata delle diseguaglianze in Italia – ha spiegato il Presidente della Fondazione Basso, Franco Ippolito – siamo convinti che è possibile sgretolare il senso comune di rassegnazione. Le alternative ci sono. Le disparità nascono da scelte politiche fatte negli anni passati, ma noi insieme possiamo costruire un progetto diverso”. Il Forum si propone come un tentativo di inversione delle tendenze in atto a partire dall’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca e dalla contaminazione tra ragioni e sentimenti necessari a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta. Per farlo è fondamentale focalizzarsi sulle regole di produzione e distribuzione del reddito e con esso anche della ricchezza, come ha affermato l’economista Elena Granaglia, economista e Professore ordinario di Scienza delle Finanze all'Università di Roma Tre, membro del Comitato Promotore del Forum, per la quale “le disuguaglianze sono entrate sì nel dibattito pubblico, ma quando parliamo di politiche, l’attenzione si ferma solo sulla povertà. Per contrastarla, dobbiamo concentrarci sulle disuguaglianze che la creano, intervenendo sulle regole del gioco invece” Sulle faglie che le disuguaglianze hanno creato si è concentrato Andrea Morniroli, operatore sociale della cooperativa Dedalus e membro del Comitato Promotore del Forum. 

“Nei territori si sono create vere e proprie rotture, che in presenza di una politica che rincorre luoghi comuni lasciano vuoti che creano paura e rabbia”. Difatti dove cresce la ricchezza aumenta anche la povertà, ed il centro e la periferia tendono sempre di più a distanziarsi e con loro anche le possibilità di riscatto sociale delle persone più deboli coinvolte si allontana. Abbattere le disuguaglianze, allora, vuol dire lavorare per la coesione e per il diritto di godere della ricchezza comune che si traducono nella possibilità di vivere una vita migliore. E’ seguito l’intervento di Fabrizio Barca, economista, ex Ministro per la Coesione Territoriale e Membro del Comitato Promotore del Forum, che ha presentato la visione del progetto: “L’obiettivo ultimo del Forum è disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, che non sono inevitabili ma causate dall’inversione a U delle politiche pubbliche, dalla perdita di potere negoziale del lavoro e dal cambiamento del senso comune. 



Ci sono parti del paese in cui le disuguaglianze si concentrano determinando paura, risentimento, rabbia, e generando una “dinamica autoritaria”, aggiungendo che “si deve lavorare uniti, affinché le cosi cambino e per questo abbiamo messo insieme una visione di condivisione che vogliamo portare avanti”. Le quattro ricerche-azioni del Forum che indagano su diversi aspetti della disuguaglianza di ricchezza privata sono state presentate da Beatrice Costa, Responsabile Dipartimento Programmi di ActionAid e membro del Comitato Promotore del Forum, che ha ricordato l’importanza di connettere i progetti concreti alle teorie e ai saperi: “Per arrivare alla formulazione di proposte riteniamo che le nostre pratiche debbano accompagnarsi anche all’accademia. Per passare dal micro al macro serve del tempo, serve stare sul territorio.” Gaetano Giunta, Segretario generale della Fondazione di Comunità di Messina e membro del Comitato Promotore del Forum, ha infine illustrato i due progetti di ricerca-azione che si concentrano sull’accesso alla ricchezza comune: “Spazi occupati dal degrado diventeranno dei commons, creando ricchezza pubblica.” E così che parole importanti come inclusione e redistribuzione della ricchezza, più volte ripetute nel corso della mattinata, si trasformano in parole chiave per iniziare un percorso di rinnovamento con cui scardinare lo spettro della diffidenza e quello della disuguaglianza, e per ridurre le disparità che coinvolgono le fasce più deboli della popolazione, tra le quali ci sono soprattutto le donne e i bambini. Il lavoro del Forum si concentrerà nei prossimi mesi su quattro manifestazioni delle disuguaglianze: quella della ricchezza, del reddito e lavoro, nell’accesso e qualità dei servizi essenziali e della partecipazione, che sono tra l’altro al centro dell’Agenda 2030 dell’Onu, sottoscritta a settembre 2015 dai 193 Paesi membri. Il Forum, oltre a condurre le ricerche-azioni presentate, intende inoltre provare a costruire un “Programma Atkinson” per l’Italia a partire dalle proposte di Anthony Atkinson, economista britannico scomparso nel gennaio 2017 che ha dedicato gran parte della sua vita al tema delle disuguaglianze. Si propone inoltre come luogo di diffusione di informazioni e dati e di sperimentazione di metodi di confronto e deliberazione, iniziando già dalla partecipazione attiva sulla piattaforma nata il giorno del lancio pubblico.