mercoledì 4 luglio 2018

Piccole cose di valore non quantificabile 


Ha ormai qualche anno questo cortometraggio scritto e diretto da Paolo Genovese e Luca Miniero, e negli anni ha raccontato a moltissime persone la violenza e le conseguenze intangibili sull'anima delle vittime. Ve lo riproponiamo per riflettere nuovamente insieme, per parlarne senza paura, per entrare in punta di piedi negli angoli bui di chi è imprigionata nel circolo della violenza. Ma soprattutto per ricordarvi che così come un brigadiere una notte ha sottratto al silenzio il dolore interminabile di una donna, noi ci siamo per uscire insieme dalla violenza ogni giorno.


 "Una notte, in una stazione dei carabinieri, un brigadiere raccoglie l'insolita denuncia di una ragazza a cui hanno rubato i sogni..."  


mercoledì 20 giugno 2018

TOH! AL G7 HANNO PARLATO ANCHE DI DONNE, NON SOLO DI DAZI. QUALCUNO LO SAPEVA? 

di Giovanna Badalassi (www.ladynomics.it

Dunque. Me ne stavo gironzolando per il web quando sono inciampata nel sito del G7 del Canada. Sì, proprio quel G7 dove hanno litigato sui dazi, ben rappresentato dalla foto con la Merkel con le mani sul tavolo, Trump seduto e gli altri intorno con sguardo truce. Non è andata benissimo, come hanno detto tutti i giornali, ma ci sta, è un periodo di grandi cambiamenti e di riequilibri mondiali, non siamo sorprese. Quello che invece ci ha colte alla sprovvista è che al G7 non si è parlato solo di dazi e di massimi sistemi economici ma anche di donne (!), addirittura nel panel di apertura alla presenza di tutti i leader del G7. Sarebbe stato forse il caso di parlarne anche nei giornali? Pare di no.
By Mutxamel - Own work, Public Domain, commons.wikimedia.org


Sui giornali nazionali questa notizia non è passata, o almeno io non me ne sono proprio accorta. C’è stato giusto un tenue riferimento della Repubblica per sottolineare lo sgarbo di Trump che è arrivato in ritardo all’incontro “sulle donne”. Altra storia il New York Times, che ha aperto su questa notizia la prima pagina dell’edizione domenicale, o il Guardian, ad esempio Proviamo allora a recuperare noi qui in extremis. La cosa pare sia andata così. Justin Trudeau, il premier del Canada attentissimo alle diversità di ogni tipo (basta guardare a come è composto il suo Governo), è un femminista dichiarato senza vergogna. Uno che, sulla scia di Obama va in giro al World Economic Forum e in molti altri consessi nazionali e internazionali a dire che gli uomini devono essere femministi.

Trudeau, per rimanere sul tema e quasi fiutando il sorpasso in curva dello sconvolgente governo spagnolo con 11 ministre donne e 6 uomini, ha pensato bene di nominare per il G7 un Gender Equality Advisory Council con il compito “di trattare le questioni in agenda in modo trasversale, assicurando una costante tutela del principio di uguaglianza gender e di empowerment delle donne durante tutte le attività e gli incontri tra i leader e tra i ministri partecipanti”. Il Consiglio ha avuto il compito di proporre azioni concrete per promuovere l’emancipazione femminile e si è avvalso della membership di donne che, da sempre, lavorano per eguali diritti civili, sociali e professionali.

E’ composto da 21 donne che hanno un CV di massimo rispetto a livello mondiale, tra le più conosciute, ad esempio, Christine LaGarde del FMI, Malala, Melinda Gates (che ne è la presidente assieme all’ambasciatrice del Canada, Isabelle Hudn ), Winnie Byanyima, di Oxfam International e, udite udite, pure la nostra Emma Bonino. Il lavoro del Consiglio, del quale si è discusso durante il G7, è stato raccolto in un report con tutte le raccomandazioni (trovate qui la pubblicazione) che meritano una lettura. Ora, ok. Mi direte che è un report barboso e che alla fine si parla dei massimi sistemi. Effettivamente sono livelli così alti che si fa fatica a comprenderne l’impatto sulle nostre vite.

Ma abbiate fede. La ricaduta di questi documenti la vedremo tra qualche anno, quando ci saremo già scordate che il cambiamento è partito anche da qui, e, tra l'altro, promette di continuare: Macron, che non vuole essere da meno di Trudeau, ha infatti già detto che il Gender Equality Advisory Council proseguirà i suoi lavori anche al prossimo G7 di Biarritz sotto la presidenza francese. Nell’immediato bisogna, intanto, cogliere questo evento nella pienezza del suo valore simbolico. Il G7 è il punto di massima esposizione delle potenze mondiali, l’apoteosi del capitalismo, la celebrazione delle economie occidentali e dei loro rapporti di forza. Inaugurare i lavori con un panel dedicato alla Gender Equality è già di per sé stesso un risultato enorme.

E’ come se Confindustria o la Banca d’Italia aprissero le loro convention annuali parlando di donne e di parità di genere. Non so se mi spiego. E’ insomma una bella cosa, che ci fa capire come a livello mondiale l’”agenda” delle donne e la parità di genere si stiano imponendo come leva di crescita e di sviluppo in tutte le economie più avanzate. E non vorrei svilire la questione usando un termine social troppo inflazionato, ma il tema della Gender Equality sta diventando un “trend topic”.

Da Metoo partito dagli USA al governo spagnolo fino a questo evento del G7 sono sempre più numerosi i segnali di una cultura progressista che a livello mondiale sta trovando nelle donne e nella parità di genere la sua chiave di rigenerazione, di rinnovamento e perché no, anche di rappresentanza. Una tendenza, questa, di un nuovo femminismo 4.0 favorevole all’apertura, alla diversità e alla crescita del gender empowerment, che si pone in aperta opposizione e totale contrasto all’altra forza mondiale, anch'essa "trend topic", quella conservatrice, populista e protezionista e, consentitemelo, maschilista, ben rappresentata dall’amministrazione Trump, da Brexit e, tanto per non farci mancare nulla, dal nostro nuovo governo.

Certo, come sappiamo la strada è ben lunga, ci vogliono ancora 100 anni per la parità a livello mondiale, come dice il Global Gender Gap Report 2017, ma avvenimenti come questo fanno ben sperare. E l’Italia? Raggiungerà la parità tra 118 anni, dice sempre il Global Gender Gap Report. Sarà forse il caso di cominciare anche noi a seguire timidamente e senza troppa fretta la direzione della storia che stanno prendendo gli altri paesi occidentali? Magari parlarne un po’ di più, almeno? Eh?

giovedì 10 maggio 2018


8 cose che potete fare con il vostro 5x1000



  1. Con il vostro 5x1000 potete sostenere Donne Insieme Valdelsa nell'aiutare le donne che hanno deciso di uscire dal circolo della violenza 
  2. Con il vostro 5x1000 potete offrirgli supporto psicologico
  3. Con il vostro 5x1000 potete offrirgli consulenza legale
  4. Con il vostro 5x1000 potete tenere aperti 5 sportelli di accoglienza e ascolto a Colle val d'Elsa, Poggibonsi, San Gimignano, Casole d'Elsa e Radicondoli
  5. Con il vostro 5x1000 potete offrire una Casa Rifugio alle donne e ai figli in fuga dalla violenza
  6. Con il vostro 5x1000 potete spiegare ad amiche, sorelle, madri, figlie che minacce, percosse e controllo non sono amore
  7. Con il vostro 5x1000 potete formare nuove volontarie pronte ad accogliere e sostenere il difficile percorso delle donne
  8. Con il vostro 5x1000 contribuite al cambiamento di una cultura che mortifica amiche, sorelle, madri, figlie e ne minaccia vita e dignità
Le donne hanno deciso di uscire dalla violenza: con il vostro 5x1000 le aiutate a farlo.

Uscire dalla violenza si può. Noi ci siamo per farlo insieme.


martedì 20 marzo 2018

Venerdì 23 marzo 2018


 “Il cuore nella rete: cyberbullismo, revenge porn e nuove forme di violenza” 

ore 16:00 presso Accabì- Hospital Burresi (Sala Conferenze 3°piano, via Carducci, 1 – Poggibonsi)

La violenza sulle donne nel web e attraverso il web è un fenomeno noto, soprattutto in seguito ad alcune tragiche vicende di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica, ma sul quale c’è ancora pochissima informazione. Le donne vittime di violenza consumata attraverso la rete sono tantissime, eppure la conoscenza su come sia possibile riconoscere, prevenire e tutelarsi da queste nuove forme di violenza è ancora poco diffusa sia tra il grande pubblico, che tra gli addetti ai lavori. 

Ne vogliamo parlare con Eretica, blogger di Abbatto i muri e de Il Fatto Quotidiano che da anni studia il fenomeno e raccoglie sul sito abbattoimuri.wordpress.com le testimonianze delle vittime e con l’Avvocata Monica Fara, collaboratrice del Centro AntiViolenza per cercare di capire insieme come sia possibile difendersi e, soprattutto, prevenire e contrastare queste nuove forme di violenza. L’incontro, patrocinato dal Comune di Poggibonsi, sarà anche l’occasione per presentare l’apertura di un nuovo punto di ascolto del Centro AntiViolenza presso i locali dell’Accabì- Hospital Burresi

Vi aspettiamo numerose/i!

giovedì 1 marzo 2018

Nasce il Forum Disuguaglianze Diversità

Il Forum è uno spazio di incontro e confronto per disegnare un diverso quadro politico con l'obiettivo di ridurre le diseguaglianze e valorizzare le diversità

di Zenab Ataalla (da www.noidonne.org)

 


Nato da un'idea della Fondazione Basso coinvolgendo successivamente altre sette organizzazioni (ActionAid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Cooperativa Dedalus, Fondazione di Comunità di Messina, Legambiente, Uisp) e di 32 ricercatori ed accademici impegnati nello studio delle disuguaglianze ed il loro effetto negativo sullo sviluppo nazionale, il Forum Disuguaglianze Diversità - presentato a Roma il 16 febbraio 2018 - intende "disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona, vuole costruire consenso e impegno su di esse puntando sull'alleanza tra cittadini organizzati e ricerca, ragioni e sentimenti presenti in una moltiotudine di pratiche possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell'avanzamento verso una società più giusta". 



“Di fronte alla crescita smisurata delle diseguaglianze in Italia – ha spiegato il Presidente della Fondazione Basso, Franco Ippolito – siamo convinti che è possibile sgretolare il senso comune di rassegnazione. Le alternative ci sono. Le disparità nascono da scelte politiche fatte negli anni passati, ma noi insieme possiamo costruire un progetto diverso”. Il Forum si propone come un tentativo di inversione delle tendenze in atto a partire dall’alleanza fra cittadini organizzati e ricerca e dalla contaminazione tra ragioni e sentimenti necessari a trasformare paura e rabbia nell’avanzamento verso una società più giusta. Per farlo è fondamentale focalizzarsi sulle regole di produzione e distribuzione del reddito e con esso anche della ricchezza, come ha affermato l’economista Elena Granaglia, economista e Professore ordinario di Scienza delle Finanze all'Università di Roma Tre, membro del Comitato Promotore del Forum, per la quale “le disuguaglianze sono entrate sì nel dibattito pubblico, ma quando parliamo di politiche, l’attenzione si ferma solo sulla povertà. Per contrastarla, dobbiamo concentrarci sulle disuguaglianze che la creano, intervenendo sulle regole del gioco invece” Sulle faglie che le disuguaglianze hanno creato si è concentrato Andrea Morniroli, operatore sociale della cooperativa Dedalus e membro del Comitato Promotore del Forum. 

“Nei territori si sono create vere e proprie rotture, che in presenza di una politica che rincorre luoghi comuni lasciano vuoti che creano paura e rabbia”. Difatti dove cresce la ricchezza aumenta anche la povertà, ed il centro e la periferia tendono sempre di più a distanziarsi e con loro anche le possibilità di riscatto sociale delle persone più deboli coinvolte si allontana. Abbattere le disuguaglianze, allora, vuol dire lavorare per la coesione e per il diritto di godere della ricchezza comune che si traducono nella possibilità di vivere una vita migliore. E’ seguito l’intervento di Fabrizio Barca, economista, ex Ministro per la Coesione Territoriale e Membro del Comitato Promotore del Forum, che ha presentato la visione del progetto: “L’obiettivo ultimo del Forum è disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, che non sono inevitabili ma causate dall’inversione a U delle politiche pubbliche, dalla perdita di potere negoziale del lavoro e dal cambiamento del senso comune. 



Ci sono parti del paese in cui le disuguaglianze si concentrano determinando paura, risentimento, rabbia, e generando una “dinamica autoritaria”, aggiungendo che “si deve lavorare uniti, affinché le cosi cambino e per questo abbiamo messo insieme una visione di condivisione che vogliamo portare avanti”. Le quattro ricerche-azioni del Forum che indagano su diversi aspetti della disuguaglianza di ricchezza privata sono state presentate da Beatrice Costa, Responsabile Dipartimento Programmi di ActionAid e membro del Comitato Promotore del Forum, che ha ricordato l’importanza di connettere i progetti concreti alle teorie e ai saperi: “Per arrivare alla formulazione di proposte riteniamo che le nostre pratiche debbano accompagnarsi anche all’accademia. Per passare dal micro al macro serve del tempo, serve stare sul territorio.” Gaetano Giunta, Segretario generale della Fondazione di Comunità di Messina e membro del Comitato Promotore del Forum, ha infine illustrato i due progetti di ricerca-azione che si concentrano sull’accesso alla ricchezza comune: “Spazi occupati dal degrado diventeranno dei commons, creando ricchezza pubblica.” E così che parole importanti come inclusione e redistribuzione della ricchezza, più volte ripetute nel corso della mattinata, si trasformano in parole chiave per iniziare un percorso di rinnovamento con cui scardinare lo spettro della diffidenza e quello della disuguaglianza, e per ridurre le disparità che coinvolgono le fasce più deboli della popolazione, tra le quali ci sono soprattutto le donne e i bambini. Il lavoro del Forum si concentrerà nei prossimi mesi su quattro manifestazioni delle disuguaglianze: quella della ricchezza, del reddito e lavoro, nell’accesso e qualità dei servizi essenziali e della partecipazione, che sono tra l’altro al centro dell’Agenda 2030 dell’Onu, sottoscritta a settembre 2015 dai 193 Paesi membri. Il Forum, oltre a condurre le ricerche-azioni presentate, intende inoltre provare a costruire un “Programma Atkinson” per l’Italia a partire dalle proposte di Anthony Atkinson, economista britannico scomparso nel gennaio 2017 che ha dedicato gran parte della sua vita al tema delle disuguaglianze. Si propone inoltre come luogo di diffusione di informazioni e dati e di sperimentazione di metodi di confronto e deliberazione, iniziando già dalla partecipazione attiva sulla piattaforma nata il giorno del lancio pubblico.

mercoledì 7 febbraio 2018

Violenza: facciamo il punto 

Visi e nomi degli uomini che maltrattano 

Ecco cosa sta cambiando 

di Emanuela Valente 

Sono per oltre il 70% italiani, tra il 30 e i 50 anni, gli uomini accusati di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale, stalking, femminicidio. Oltre il 48% sono mariti, fidanzati o persone che fanno parte del contesto familiare. Anche o soprattutto per questo, 1 denuncia su 4 viene archiviata ed una percentuale variabile - ma comunque significativa - di dibattimenti si conclude con una assoluzione (dal 12,6% del distretto di Trento fino al 43,8% dei casi nella provincia di Caltanissetta). È questo uno dei motivi principali per cui, nonostante il numero arresti elevato, si è registrato negli ultimi mesi un calo delle denunce per maltrattamenti: come ci racconta la cronaca, sono molte le donne che decidono di non denunciare per timore di non essere adeguatamente protette e forse, ancora, per la paura di essere giudicate.

La relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio sottolinea la inadeguatezza dell’Italia anche solo nel fornire i dati richiesti dalla Convenzione di Istanbul, non essendo previsto un reato di “femminicidio” e nemmeno – fino al luglio 2015 - un sistema integrato di raccolta e di elaborazione dati. Solo il 36% degli uffici giudiziari lavora in rete e la mano destra non sa cosa fa la sinistra: il tribunale civile non comunica con quello penale e viceversa, ed accade così che un padre condannato per violenze domestiche venga definito “adeguato genitore affidatario” da quello civile, permettendo che il bambino continui a subirne i comportamenti, con il supporto di CTU (Consulenti Tecnici d’Ufficio) e Servizi Sociali. Sono molte (ma non sappiamo quante) le madri che rinunciano a proseguire nelle denunce per timore di essere giudicate alienanti e vedersi sottrarre i figli invece di poterli proteggere.

Tutto questo viene perfettamente fotografato dalla Rassegna Stampa che curo del primo mese del 2018. Sono 4 italiani e 1 cinese gli autori dei 5 femminicidi accertati compiuti a gennaio. Si chiamano Fabrizio Vitali, che ha ucciso una ragazza nigeriana all’interno di un albergo in provincia di Bergamo; Pasquale Concas, che – dopo aver già scontato una pena di 23 anni per l’uccisione di una donna – è tornato ad uccidere a Modena, dove ha gettato una giovane ungherese lungo i binari ferroviari; Gabriele Lucherini, accusato dell’omicidio preterintenzionale della compagna, che lo aveva riaccolto in casa, a Novara, dopo averlo già denunciato per maltrattamenti; Davide Mango, che a Caserta ha ucciso la moglie sparando all’impazzata e ferendo altre cinque persone. Potrebbe essere italiano anche l’assassino di Lin Suqing, la prostituta cinese trovata imbavagliata e seminuda in un appartamento in provincia di Salerno. Wu Yongqin, invece , che ha ucciso la moglie e un bimbo di tre anni nel loro appartamento a Cremona, è di origine cinese, anche se viveva in Italia da ormai 15 anni. Fino al 30 gennaio, è lui l’unico autore “straniero” di femminicidio: ha ucciso altri cinesi. Il 31 gennaio viene ritrovato il cadavere di Pamela Mastropietro, una 18enne con problemi di droga, il cui corpo è stato smembrato e abbandonato all’interno di due valigie. Un delitto orribile con una vittima giovane e bella. Fermato, la sera stessa del ritrovamento, un pusher nigeriano, il cui nome – Innocent - stride terribilmente con il resto della vicenda . Ignorando le grida di difesa di Innocent e le indagini ancora in corso, intorno alla tremenda sorte di Pamela si crea più di un fronte: si parla di immigrazione, di stranieri che odiano le donne, di razzismo, di politica che non ha controllo o di partiti che favorirebbero questi drammi, arrivando al fanatismo e alla vendetta. 

L’uccisione della ragazza fuggita dalla comunità di recupero viene definita - prematuramente e inopportunamente - “femminicidio” (se la ragazza è morta di overdose non si può dire “uccisa in quanto donna”) e diventa pretesto per battaglie politiche, proclami ideologici e sparatorie razziste. Niente di nuovo, insomma. Così come niente di nuovo, purtroppo, rivela la rassegna stampa delle aggressioni subite dalle donne e quella degli episodi che vedono coinvolti i bambini, utilizzati spesso come strumento di ricatto: dal padre separato che strappa il figlio dalle braccia della mamma a Salerno a quello che si barrica in casa con un neonato a Catania, dall’avvocato di Torino che ha abbandonato il bimbo sul balcone a quello che fugge con la figlia a Latina, dai tanti che picchiano la mamma davanti ai bambini (a Padova come a Foggia, ad Ancona come a Trieste e in tutto il resto della penisola) a quelli che minacciano di uccidere o sfregiare i figli (a Firenze, Mantova, Savona eccetera). E ancora nulla di nuovo sembra esserci nella diffidenza con cui persino alcune madri accolgono le denunce delle figlie, negli attacchi che riceve chi denuncia pubblicamente, fino agli schieramenti di incomprensibile difesa nei confronti degli uomini maltrattanti. 
Ma oltreoceano la Giudice Rosemarie Aquilina fa qualcosa di nuovo, gettando con disprezzo la memoria del medico pedofilo Larry Nassar, condannandolo a ben 175 anni di prigione ed invitando le donne a «tornare del mondo e fare cose meravigliose». Nel nostro piccolo, anche noi italiani registriamo qualche timido segnale di cambiamento: due giornali locali (della provincia di Trapani e di Reggio Calabria) hanno deciso di pubblicare la foto degli uomini violenti. Matteo Foggia e Ion Marian Raulet, hanno così goduto inaspettatamente del loro momento di notorietà per aver picchiato le rispettive compagne. Al posto delle banali foto di agenzia che generalmente ritraggono anonime volanti, finalmente in primo piano i volti di due uomini maltrattanti, con nomi, cognomi e curriculum. A fargli compagnia, le foto di Massimo De Angelis, l’insegnante “innamorato” della studentessa quindicenne, e quelle del magistrato destituito Francesco Bellomo, inventore del “dress code” per diventare giudice. Ne mancano ancora tante, ma confidiamo nello spirito emulativo. La vera differenza, infatti, la fanno le vere denunce: quelle con nomi e cognomi, quelle che mostrano le facce, quelle che pretendono davvero che chi ha sbagliato paghi e sia di monito a tutti gli altri, quelle che vogliono che sia il colpevole ad essere giudicato con disprezzo, e non chi ha subito. Sarebbe bello, in questo mese di febbraio, poter segnalare la novità di un sostegno totale ed incondizionato alle donne che decidono di denunciare, a cominciare dalle madri per finire agli organi di polizia e giudiziari: scoprire insomma il vero e profondo cambiamento di un paese.

mercoledì 3 gennaio 2018

Cos'è la violenza?

La violenza non è solo quella che lascia i lividi




Si sente parlare spesso di violenza sulle donne a sproposito e talvolta sembra che se non c'è un braccio rotto o un occhio nero la violenza sia un'opinione. Eppure chi lotta ogni giorno con il ciclo della violenza sa che non è così, perennemente in tensione, con la speranza ogni volta che sia l'ultima. Di violenza bisogna parlare, perché possiamo combattere solo ciò che conosciamo.

I meccanismi della violenza

La violenza più diffusa (aprite le orecchie!) è quella che avviene all’interno delle mura domestiche, in ambito familiare e consiste in continue azioni caratterizzate dallo scopo di dominio e controllo da parte di un partner sull’altro. Queste possono essere fisiche, psicologiche, economiche, sessuali.

VIOLENZA FISICA
Qualsiasi atto guidato dall’intenzione di fare del male o terrorizzare la vittima

-lancio di oggetti
-spintonamento
-schiaffi
-morsi, calci o pugni
-colpire o cercare di colpire con un oggetto
-percosse soffocamento
-minaccia con arma da fuoco o da taglio
-uso di arma da fuoco o da taglio

VIOLENZA SESSUALE
imposizione di pratiche sessuali indesiderate o di rapporti che facciano male fisicamente e che siano lesivi della dignità, ottenute con minacce di varia natura anche tra coniugi e partner.

VIOLENZA PSICOLOGICA 
-ogni forma di abuso che lede l’identità della donna
-attacchi verbali (derisione)
-insulto e denigrazione finalizzati a convincere la donna di “non valere nulla”
-isolare la donna e allontanarla dalle relazioni sociali di supporto
-impedirle l’accesso alle risorse economiche e non per limitare l'indipendenza
-gelosia ossessiva, controllo eccessivo, accuse ripetute di infedeltà e controllo delle frequentazioni
-minacce verbali di abuso
-aggressione o tortura nei confronti della donna e/o la sua famiglia, figli, amici
-minacce ripetute di abbandono, divorzio o inizio di un’altra relazione se la donna non soddisfa determinate richieste
-danneggiamento o distruzione degli oggetti di proprietà della donna
-violenza sugli animali cari alla donna e/o ai suoi figli/e

Nei momenti di rabbia tutti possiamo usare parole provocatorie, oltraggiose o sprezzanti, ma la violenza psicologica non è un impeto d’ira, bensì un tormento costante con l’obiettivo di sottomettere l’altro/a e mantenere il proprio potere e controllo.

VIOLENZA ECONOMICA 
-limitare o negare l’accesso alle finanze familiari per operare un controllo sulla libertà dell'altra/o
-occultare il patrimonio e le disponibilità finanziarie della famiglia
-vietare, ostacolare o boicottare il lavoro fuori casa
-non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti dalla Legge
-sfruttare la donna come forza lavoro nell’azienda familiare o in genere senza dare in cambio nessun tipo di retribuzione
-appropriarsi dei risparmi o dei guadagni del lavoro della donna e usarli a proprio vantaggio
-attuare ogni forma di tutela giuridica ad esclusivo vantaggio personale e a danno della donna (v. intestazione di immobili)

Limitare e/o impedire l’indipendenza economica della donna, spesso non permette la sottrazione da una relazione distruttiva di maltrattamento

STALKING 
Comportamento controllante messo in atto dal persecutore nei confronti della vittima da cui è stato rifiutato (generalmente un ex partner). Le condotte dello stalker sono spesso subdole, volte a molestare per porre la donna in uno stato di soggezione, comprometterne la serenità, farla sentire braccata, non libera.

Uscire dalla violenza si può! Noi ci siamo per farlo insieme!